ACCADEMIA INTERNAZIONALE PER LE ARTI E LE SCIENZE DELL'IMMAGINE
Ultima relazione di Gabriele Lucci  del 29 Marzo 2016 - consegnata, come precedenti documenti, ai responsabili degli Enti locali, Membri del Consiglio di Amministrazione della Scuola 
 
L'Accademia dell'Immagine nasce nel 1992 su proposta di Gabriele Lucci e di Vittorio Storaro. Grazie a una convenzione tra l'Istituto Cinematografico "La Lanterna Magica" e l'Università degli Studi dell'Aquila ha rappresentato il  primo tentativo organico di inserire all'interno del mondo universitario le Arti dell'Immagine come "Bene culturale" al pari di altre discipline, favorendo l'incontro tra la dimensione tecnico-artistica di avanguardia e la tradizione culturale accademica. Divenuta subito un polo importante ha ricevuto l'apprezzamento di nomi quali Martin Scorsese, Leonardo Di Caprio, i fratelli Coen, Renzo Piano, ma anche di tutta la stampa nazionale e internazionale ottenendo dalla rivista CIAK il massimo dei voti. Oltre a  un impatto mediatico senza precedenti per una scuola, ha  portato il mondo del cinema all'Aquila e il nome dell'Aquila e quello dell'intero Abruzzo nel mondo dello spettacolo. Non è quindi un  caso che gli alunni arrivassero da diversi Paesi ne' che docenti e visiting professors fossero di assoluto livello, tra cui molti premi Oscar. Vittorio Storaro, Francesco Rosi, Vincenzo Cerami, Irene Papas, Giuliano Montaldo, Dante Ferretti, Gianni Amelio, Milena Canonero.  Tanti altri sono poi venuti a presentare i loro film nel cinema Massimo gestito dall'Accademia: Gabriele Muccino, Nanni Moretti, Marco Bellocchio, Ferzan Ozpetek, Marco Tullio Giordana, Paola Cortellesi, Riccardo Milani, Sergio Castellitto. Pur mantenendo un forte radicamento sul territorio, l'inserimento dell'Accademia in un movimento internazionale ha consentito ai ragazzi di entrare in contatto con realtà imprenditoriali e culturali, come la  Walt Disney-Pixar o  l'Universita'  di Parigi e di Lione o le reti televisive  Rai e Mediaset. Grazie a convenzioni e collaborazioni la "copertura " della scuola è stata imponente. Si è lavorato ad esempio per un decennio con la Mondadori Electa e  per quasi due anni con uno dei più prestigiosi musei al mondo, il Guggenheim di New York. Il settore editoriale  ha visto i suoi libri adottati da diverse Università,  vincendo anche uno dei più ambiti premi del settore quale l'Efebo d'Oro e, nel caso della pubblicazione su Ennio Morricone, il volume è stato presentato da Fabio Fazio nella sua trasmissione. Alla fine le cifre parlano chiaro: l'85% degli studenti ha trovato collocazione nel mercato del lavoro. Significativa inoltre la sinergia con altre realtà cinematografiche, quali La Lanterna Magica, la Cineteca, la Mediateca Regionale e L'Aquila-Abruzzo Film Commission,  contribuendo così alla creazione di un Sistema-Cinema che ha avuto pochi riscontri in altre regioni. In questo crocevia di passione e conoscenza gli studenti hanno maturato competenze e il caso di Alessandro Palmerini, recente David di Donatello, è solo la punta di diamante di tanti altri che hanno ricevuto attestati e premi. 
Dunque, tutto bene? Assolutamente no!  Perché si era arrivati a tutto questo con una tale esiguità di fondi pubblici da spingere la scuola a ricercarne di propri fino ad  una copertura del fabbisogno pari molto spesso, ed è un stima prudenziale,  al 40/50% del bilancio, caso più unico che raro nel panorama. Più precisamente, almeno per quello che ricordo (avendo lasciato la direzione  della scuola diverso tempo prima del sisma) e confrontando documenti ufficiali attualmente inclusi in un robusto faldone da me indirizzato al Governatore D'Alfonso, se ripartiamo la quota complessiva versata dagli Enti componenti il  consiglio  di amministrazione della scuola -Regione, Comune e Provincia- per tutti gli anni di attività dell'Accademia, vediamo che  la dotazione annua si è aggirata intorno ai 225.000 euro. (Questo, precisando che la rata di mutuo prevista per l'acquisto dell'immobile della scuola è stata pagata inizialmente dall'Accademia e successivamente dalla  Regione, ma direttamente, senza cioè mai transitare nelle casse della scuola). Dunque non si può certo dire che i servizi di questa Istituzione scolastica costassero troppo alla comunità e all'Ente pubblico. Va inoltre ricordato che con questi fondi pubblici l'Accademia ha dovuto non solo svolgere un corso didattico  quinquennale ma affrontare, senza un euro pubblico in più, la ristrutturazione dell'edificio con adeguamento degli spazi per la didattica e gli uffici, dotare entrambi i settori di supporti logistici, creare un bar-mensa, acquistare nuove tecnologie e far fronte al loro rinnovo, ristrutturare completamente il cinema Massimo (riconosciuto quale unico cinema di qualità in Abruzzo dall'Unione Europea) e fornirlo di nuove tecnologie e nuovo arredo. Un cinema, ricordiamo, che era stato fortemente reclamato dalla cittadinanza che si era vista privata all'Aquila di tutte le sale cinematografiche.  Infine operare, fedele allo statuto e alla legge regionale che la riguardano, sempre  a livello internazionale e dunque in più lingue con costi conseguenti. Tutto questo è stato realizzato con uno standard qualitativo di competitività assoluta, senza mai sbagliare una attività e con una notevole ricaduta economica sul territorio.
 
A tre giorni dal sisma del 2009 il consiglio di amministrazione  ha contratto  , presente la Regione, un mutuo approvato dalla Cassa di Risparmio locale pari a 1.250.000 euro, garantito dalla proprietà del palazzo dell'Accademia, affinché si facesse fronte a debiti per gli investimenti fatti per la scuola, inevitabili vista l'insufficienza dei fondi pubblici. Il piano non prevedeva alcun licenziamento. Ma con  l'edificio fortemente danneggiato dal sisma, è caduta la garanzia reale e a nulla è valso  il cosiddetto decreto Bertolaso che prevedeva fondi per due scuole: il Conservatorio e la stessa Accademia, finalizzato quest'ultimo alla ricostruzione della sede.  Ne' è valso che lo Stato italiano dichiarasse l'assoluta necessità di proteggere la scuola riconosciuta patrimonio nazionale, ne' che si rendesse formalmente disponibile a pagare ogni anno gli interessi su quel mutuo, né che  il mondo del cinema si mobilitasse esprimendo la propria solidarietà raccogliendo fondi.  Fondi che hanno consentito alla scuola di andare avanti fino al 2011, ma senza alcun contributo degli Enti locali tranne 20.000 euro della Provincia. Si è aperta invece una querelle aspra e violenta interpartitica che è servita solo a seppellire un Bene comune costringendolo a restare impantanato nelle lotte di potere.  Non si è tenuto presente quello che ha sempre dichiarato la politica "si salva il lavoro tenendo aperte le aziende, non alimentando polemiche" e soprattutto, come nel caso della scuola aquilana, non interrompendo una crescita ottenuta a costi bassissimi. Purtroppo si è operato in modo diverso. È venuta a mancare completamente la governance dell'Accademia e quindi non si sono create le condizioni per riprendere l'attività lasciando andare tutto alla deriva. Di qui l'aumento del debito  e non poteva che essere così. Del tutto prevedibile infatti che si sarebbero aggiunti rapidamente i costi per oneri fiscali maggiorati da multe, pagamenti ai docenti, ai fornitori, spese per ingiunzioni ecc. Il tutto senza che l'Accademia potesse rispondere finanziariamente perché privata di quote sociali degli Enti, delle rette degli studenti, delle commesse per produzioni, di sbigliettamenti del cinema, di sponsor. E così lo stato di abbandono dell'Accademia ha raggiunto il suo acme senza che mai si trovassero realmente soluzioni alternative. Non sarebbe stato ad esempio più utile attivare quei fondi europei per i quali Bruxelles aveva in passato già espresso parere positivo? 
 
L'Accademia ha sempre seguito le indicazioni date dalla Regione: così quando in linea con una scuola ritenuta pubblica le fu richiesto di non aumentare le rette o di togliere ogni forma  di precarizzazione, nobile intento, anche questo, che venne soddisfatto il più possibile. Ma per questi interventi non ci fu mai un aiuto finanziario. Anzi, il ritardo cronico dei versamenti delle quote sociali  ha costretto sempre al pagamento di ingenti interessi bancari. Ma la cosa più grave è che si è operato troppo spesso nel mancato rispetto di una Legge Regionale che imponeva agli Enti di sostenere la gestione delle attività dell'Accademia (pur sapendo tutti come  la scuola non potesse per legge usufruire di fondi statali essendo la formazione di competenza regionale). 
 
C'è da chiedersi soprattutto perché in una  fase in cui si è distrutto un Ente (nonostante il mio impegno personale a cercare soluzioni e mentre la macchina del fango entrata in azione infangava ingiustamente il mio lavoro di trenta anni e il nome della scuola) non si sia mai proceduto a una valutazione del rapporto Costi / Benefici, ovvero a fronte dei fondi pubblici cosa si fosse ottenuto, prodotto.  Non si fossero inoltre valutati tutti gli indicatori, i parametri rivelatori della qualità-prodotto quali: promozione quote rosa, avvicendamento ruoli dirigenziali, forbice-stipendi tra il più alto e il più basso e se quest'ultimo dignitoso o no, rapporto stipendi rispetto al bilancio, entità della Stato Patrimoniale, sicurezza ambienti di lavoro, eventuali forme di precarizzazione, rilascio certificati di qualità, impatto economico sul territorio, valenza del marchio, se pagate le trasferte e eventuale uso di macchine aziendali, rapporto docenti-alunni, se effettuati licenziamenti, se i verbali della commissione regionale di controllo sulla scuola (sì, perché ogni anno la Regione controllava) fossero o no positivi, se ci fosse stato sviluppo dell'occupazione, quale riqualificazione del territorio, quale beneficio in immagine dell'Aquila e dell'Abruzzo. 
 
Ne sarebbe uscito qualcosa di sorprendente a favore dell'Accademia, una gestione miracolosa, praticamente quanto creato dalla scuola ben oltre gli investimenti effettuati. E la riprova di una gestione "miracolosa" è comprovata inesorabilmente dal preventivo del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, venuta in soccorso dell'Accademia dopo il sisma, preventivo che individuava per la sola gestione della scuola (senza quella del cinema Massimo, senza l'editoria e senza interventi sul territorio), il fabbisogno finanziario in "700/800.000 euro" e con un massimo di 5 impiegati. Allora delle due l'una:  o la somma su indicata è troppo alta, e allora la scuola aquilana ha operato più che bene con molto meno, oppure  è equa e allora perché non avvicinarsi quanto meno a quella somma e darla all'Accademia evitando di metterla in sofferenza? A questo interrogativo se ne aggiungono altri che restano senza risposte e che costituiscono ancora oggi inquietanti zone d'ombra.
 
Eccone alcuni pur senza un ordine di priorità: 
perché la Cassa di Risparmio negò subito dopo il sisma il ripristino del mutuo nonostante la garanzia offerta dallo Stato italiano e i nuovi fondi disponibili per la ricostruzione dell'immobile? Se la banca, come a me risultava, non si fidava del fatto che gli Enti accompagnassero davvero nel tempo  il percorso dell'Accademia, perché nessuna delegazione ufficiale degli stessi Enti chiese un incontro con l'Istituto bancario ma il tutto avvenne attraverso solo inutili scambi epistolari? Perché si è abbandonata la scuola al suo destino senza più amministrarla con le inevitabili conseguenze negative sia finanziarie che di immagine? Perché dopo tante mie lettere all'assessore Betty Leone non si è tutelato il notevole patrimonio della scuola procedendo a un inventario di quanto rimasto lì dentro dopo il sisma, facendo del tutto per salvaguardare materiali e sofisticati mezzi tecnici, migliaia di immagini e pubblicazioni, in altri termini l'enorme memoria della scuola? Non era tutto questo un bene della città? Non credete sia un grave atto di negligenza? Perché dopo ben 2 incontri dell'amministrazione comunale con il CNR di Trento, da me mediati, di cui  l'ultimo con l'assessore Di Stefano, non si è proceduto alla ricostruzione dello stabile quando lo stesso assessore aveva accettato con entusiasmo a nome del Comune la proposta vantaggiosa del CNR e ci fossero i soldi statali disponibili? Perché il Sindaco Cialente (luglio 2013), che mi aveva pregato di studiare un progetto dell'Accademia per l'Università IULM di Milano, non ha più risposto al sottoscritto e soprattutto ad una mia relazione che riportava il pieno successo della mia trasferta milanese?
 
In quel report assicuravo  la piena disponibilità dell'Ateneo su citato a varare con l'Accademia un corso di laurea in Arti e Scienze dell'Immagine, oltre che la loro disponibilità nel trovare i fondi necessari. Non si è così vanificata una grande opportunità per salvaguardare l'Accademia dell'Immagine  e i posti di lavoro? E ancora, perché nessuno del consiglio di amministrazione ha minimamente difeso la scuola dopo il sisma di fronte a pubblici attacchi immotivati e ingiuriosi sulla stampa (uno per tutti quello del regista Squitieri e di recente del dirigente regionale Zappacosta) e allo stesso tempo non ha dato ascolto a quanti, come diversi premi Oscar (uno per tutti Vittorio Storaro) lamentavano sulla stampa nazionale la latitanza della politica sulle vicende della scuola? 
 
Come  si giustifica un percorso così brutalmente interrotto e come si giustificano tutti gli investimenti pubblici negli anni andati persi?
 
Quale giustificazione viene data al comitato internazionale "Adottiamo l'Accademia dell'Immagine" sorto spontaneamente dopo il sisma del 2009 con il quale si raccolsero fondi per salvare la scuola, alcuni dei quali come nel caso di società (Tao2) o istituzioni (Zonta) vincolati a fini ricostruttivi?  
 
Cosa dire ai tanti docenti, tra cui molti premi Oscar, che hanno investito il loro tempo e sapere nel progetto dell'Accademia?
 
E, se permettete, anche al sottoscritto che ha dato i migliori anni della sua vita a questo territorio?
 
E perché non si è mai valutata seriamente la prima proposta di convenzione avanzata dal Centro Sperimentale che lo vedeva in partnership con l'Accademia?
 
E  che fine fa ora l'edificio della Scuola se è vero che il CIPE ha confermato ancora una volta i fondi per la ricostruzione dell'Accademia destinando 6 milioni di euro?
 
Perché non si ricostruisce?
 
Chi risarcirà l'Accademia di tutti i soldi spesi per la ristrutturazione dell'edificio scolastico, del cinema Massimo e del suo avviamento?
 
E da chi verrà gestita la sala cinematografica visto che la convenzione con il Comune era, ed è ancora, con l'Accademia?  
 
Che fine hanno fatto i mezzi tecnici acquisiti con i fondi donati dalla Sony pictures attraverso la solidarietà post/terremoto? 
 
Il pericolo più che reale è che si assista, non solo con il caso dell'Accademia, ad uno smantellamento dell'intero comparto cinema con le relative unità lavorative e, con esso, ad un importante settore culturale indebolendolo sempre più e sottraendolo di diritto alla città, ma anche al nostro Paese vista l'indiscussa valenza. A mio avviso si devono evitare derive irragionevoli neutralizzando paradossi, come nel caso dell'Accademia dell'Immagine, per cui nella nostra città lavora oggi al posto della scuola aquilana il Centro sperimentale di Roma ma con tre impiegati dell'Accademia, usufruendo così di un know how da loro acquisito in decine di anni, godendo di tanti più soldi di quanti ne venissero dati alla scuola aquilana, senza tuttavia che quest'ultima sia nominata.
 
E producendo molto ma molto meno, non avendo tra l'altro il vitale radicamento sul territorio. Insomma una scuola che lavora quotidianamente attraverso un'altra senza che questa abbia l'onore di comparire. Mi auguro che presto si raggiunga un riequilibrio, considerando lo spirito positivo con il quale era intervenuto il Centro sperimentale inizialmente. Mi auguro altresì  che l'Accademia con un rinnovato progetto abbia un futuro, se lo merita. D'altronde, se in tutto il mondo hanno applaudito al suo lavoro, se tutti i media se ne sono occupati, se gli studenti hanno ricevuto premi e se persino dopo il sisma da Los Angeles tutto il cast del film "Angeli e demoni", capitanato da Tom Hanks, ha donato 100.000 dollari, insomma se dovunque encomi ma non in città e nella nostra Regione, indovinate chi sbaglia! 
 
Ultime due mie riflessioni che discendono da quanto su esposto.
Dopo la relazione dell'Avvocato Luca Bruno ho notizia della nomina di altri consulenti per verificare lo stato debitorio dell'Accademia.
Ho il sospetto che ancora una volta la macchina del fango si metta in azione. Sarebbe il caso che il Sindaco dell'Aquila per molti anni Presidente della Scuola chiarisse e difendesse il buon nome della stessa ricordando i punti presenti in questa relazione e in particolare come i debiti per investimenti al 3 Aprile 2009 fossero coperti da un mutuo di 1.250.000 euro già approvato dalla Cassa di risparmio aquilana e che il debito ulteriore è stato il risultato della mancanza di una governance, frutto a sua volta evidentemente di una non volontà politica volta a risolvere i problemi. Dati e storia dell'Accademia sono contenuti in un voluminoso dossier che ho consegnato molto tempo fa alla Regione e frutto di un mio lungo lavoro. Vi prego di leggerlo. Credetemi è illuminante! 
 
In merito alla salvaguardia dell'Accademia e del suo progetto possono esserci diverse soluzioni. Una è quella di utilizzare i fondi per la ricostruzione, rinegoziare il mutuo e affrontare il debito, ripristinare il progetto con lo IULM di Milano, prevedere un nuovo piano economico-aziendale con il supporto di aziende del settore (eventualmente da far entrare in consiglio di amministrazione)  e attivare subito la richiesta di fondi europei e del Ministero dell'Università e della ricerca scientifica.  
 
A mio avviso un corso di laurea in Arti e Scienze dell'Immagine con l'Ateneo milanese, o eventualmente con altri, in accordo con le Università del territorio regionale, ed aperto alle Istituzioni in esso presenti, costituirebbe l'unica garanzia per non svilire o affossare il progetto dell'Accademia .
Quest'ultimo verrebbe rilanciato attraverso la creazione di un vero e proprio distretto (sito) digitale. E questo sbocco universitario sarebbe salutato, vi garantisco, con grande entusiasmo dal mondo del cinema e darebbe enfasi allo sforzo politico-culturale. 
 
È evidente che tutto quanto investito nella scuola ha dato i suoi frutti. Sono stati investimenti in linea con meri principi economici per i quali la crescita andava assecondata, visto che il prodotto veniva piazzato con successo sul mercato. Ma i su citati investimenti sono stati effettuati attivando come detto risorse proprie e laddove insufficienti, vista la latitanza degli Enti, ricorrendo alla richiesta di mutui, come nel caso di qualche giorno prima del terremoto. Ed è ovvio che se si fosse ottenuto quel mutuo non si sarebbe scatenato un incontrollato effetto domino e non si sarebbe interrotto bruscamente un processo produttivo. 
 
Quanto sinora esposto significa anche altro: mentre l'Accademia continuava il suo percorso di sviluppo progettuale e occupazionale e di qualificazione del territorio, secondo principi non negoziabili come quelli della qualità e in ossequio alla istitutiva legge regionale e alla sua relazione di accompagnamento, tale sviluppo non veniva assecondato dagli Enti locali. E questo nonostante gli sforzi dei loro rappresentanti in consiglio di amministrazione. Il risultato è stato di rendere cronica l'esiguità dei fondi disponibili e conseguentemente lo stato di continua sofferenza. In altri termini il primo impegno politico, assunto e non mantenuto, avvenne proprio nel non rispetto della legge regionale relativa all'Accademia.
 
In questo modo il quotidiano divenne nel tempo sempre più difficile da affrontare e, cosa più frustrante, fu accompagnato dalla presa d'atto di essere soli, e troppo spesso "contromano", nel voler realizzare un progetto: la creazione di un campus, di moderne forme di ricettività per studenti internazionali, di nuove produzioni d'avanguardia restavano sogni nel cassetto. 
 
Signori, sono certo che vorrete comprendere cosa significhi creare una scuola dal nulla, una scuola crocevia di passioni e di competenze. L'Accademia dell'Immagine è stata una realtà che ha fatto più grande la Regione e se oggi mi rivolgo a voi, consapevole che il nuovo governo regionale non ha vissuto tale tormentato periodo e pertanto nulla ad esso può essere ascritto, è perché confido in una vostra saggia decisione.
Una decisione volta a rimarginare quel doloroso vulnus che si è manifestato con l'assenza di un Bene Culturale della comunità, emerso spontaneamente da uomini e donne di questo territorio con la ferma volontà di servirlo. 
 
Gabriele Lucci - fondatore con Vittorio Storaro dell'Accademia dell'Immagine e Presidente onorario